La storia, Il paesaggio, Le tradizioni, La cultura, L'arte   
 


… e il treno del marmo

 

Ferrovia Marmifera Privata di Carrara (1876-1963)

 
Locomotiva della ferrovia del marmo
 
Tracciato:   Marina di Carrara (porto) - Ravaccione (nel cuore degli agri marmiferi)
Sviluppo di binari:   22 Km
Pendenza massima:   60 per mille
Scartamento:   Normale
Armamento:   Rotaie Vignole (peso Kg 36 al metro lineare)
Altezza massima raggiunta:   445 m. sul livello del mare (stazione di Ravaccione)
Merce trasportata:   Marmo e sabbia silicea
 

(da: Carrara marmi n.16, marzo1980 e n 18, marzo 1981) e (da: I treni del marmo di Adriano Betti Carboncini, ETR editore, Salò 1984)

 



 
Dal marmo al vino   uva
Candia dei colli apuani
(le colline del Candia, coronano verso il mare il paesaggio della città di Carrara)

Dai vigneti ubicati in terreni collinari ed assolati, con le uve di Vermentino bianco, Alabarola e con l'eventuale aggiunta di quelle di Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti, bravi vignaioli ottengono "il vin di Candia", dal color giallo paglierino più o meno intenso; odore delicato, intenso, leggermente armonico e dal sapore secco, talvolta leggermente amabile, pieno, armonico con retrogusto amarognolo. Gradazione minima: 11,5°.

 

 


 
  Appunti sul borgo di Avenza
 
Risiede in una fertile pianura sulla sinistra ripa della fiumana Avenza, denominata volgarmente Carrione, forse dai carri che lungo la sua sponda destra scendono dalle cave dei marmi di Carrara, dove egli nasce.  

scorcio di Avenza

 
Questo borgo doveva essere ben piccolo, allorchè nell'anno 1180, fu ceduto dal vescovo di Luni agli uomini della Comunità di Carrara, che vi fabbricarono un villaggio per comodo dei carrettieri e marinai destinati al traino e carico dei marmi.  
 
Castruccio Antelminelli, signore di Lucca avendo esteso il suo dominio nelle parti di Lunigiana (intorno al 1322 ndr.), costruì in Avenza una rocca circondata di fossi; fortilizio che sussiste tuttora quasi intatto. Consiste in due torrioni riuniti da cortine, con un ballatoio che gli gira intorno.
 
Il Borgo di Avenza da mezzo secolo a questa parte è raddoppiato di abitanti e di case, fabbricate la maggior parte lungo la strada regia postale di Genova; e ciò in grazia del profitto che, oltre le aumentate coltivazioni, gli Avenzini ritraggono dal trasporto dei marmi alla vicina spiaggia, dal cabotaggio dei medesimi, come ancora dalla maggior frequenza de' trasporti di terra, e dei passeggeri aumentato vistosamente dopo l'apertura della nuova strada regia della Riviera di Genova.
(Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)
 

Rocca di Avenza

All'Avenza, prima che la linea litoranea di levante fosse costruita, scendevano assai più che ora non avvenga, i grossi ed i piccoli blocchi di marmo staccati dalle Apuane, grezzi o diroccati; le tavole d'ogni dimensione prodotte dalle segherie carraresi, per essere imbarcate nelle navi che attendevano in rada davanti allo sbocco del Carrione. Quivi, a facilitare le operazioni di carico furono costrutti due lunghi e spaziosi moli in legno che si spingono nel bassofondo del mare per quasi trecento metri, dotati di doppi binari e di parecchie macine o grue, della portata da 12 a 20 tonnellate.
Il primo di questi moli, lavoro veramente ardito e poderoso, venne eretto nel 1851 da un benemerito industriale inglese, Guglielmo Walton, e ne porta tuttora il nome.

(da: Cento città d'Italia, 1890)

Magnifica veduta del Pontile Walton e della spiaggia marinella alla fine dell'Ottocento.
Da destra: scafede (piccola imbarcazione utilizzata per trasportare il marmo dalla riva alla nave ndr) sulla battigia in attesa di essere caricate; scapezzatori (tagliatori) e riquadatori all'opera sui blocchi; commercianti che discutono dei marmi; navicello all'ancora; pontile con la prima gru a vapore e bue che traina un blocco sul carro ferroviario verso i brigantini goletta ormeggiati al pontile; mambruca (carro attrezzato per il trasporto di lastre di marmo) di lastre trainata da buoi verso un telaio per il taglio di lastre; navicello (
vedi Forte dei Marmi) che issa la vela per prendere il largo.
 

marmo

(da: Archivio del marmo a cura di Daniele Canali - Aldus Casa di Edizione in Carrara, 1997)

 



 
  Sosta tra marmi e castagni  

Castel Poggio, Gragnana, Bedizzano

 

Castel Poggio, Gragnana, Bedizzano

 
 
Castelpoggio
castello_ct   Castel poggio è situato presso al giogo del monte Forca, diramazione occidentale del Sagro, sulla strada provinciale che varca l’Alpe Apuana cararrese per andare a Fivizzano.
Il varco di Castelpoggio e uno dei più antichi e meno malagevoli passaggi dell’Alpe Apuana.
  Castelpoggio
Nel 1816, mentre si apriva un’altra strada mulattiera sulla cresta di quest’Alpe fra Castelpoggio e il varco della Tecchia, fu trovata un’anfora con molti assi d’argento dei tempi della Repubblica romana, parte dei quali li possiede la famiglia Monzoni a Carrara.
(da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)
  monete d'argento
 
castello_ct   L’importanza storica di Castelpoggio deriva dalla sua posizione strategica e dai raccordi delle antiche strade romane e medievali che s’incontrano nel nodo del Borgo.
Da Carrara, per Gragnana, risale una via medievale che dal Castelpoggio prosegue per Fosdinovo. Fino dal 1100 la via di Castelpoggio è una delle più sicure per la comunicazione tra Carrara, Massa e i feudi della Lunigiana, così che nei pressi del valico della Maestà sorge, già dal 1151, diretto e gestito dai frati di San Frediano di Lucca.
L’ospedale di San Sisto a Monte Forca e, dal 1618, esiste nel Borgo l’osteria della Confraternita del SS. Sacramento con lo scopo di alloggiare i viandanti di passaggio da Carrara e da Luni alla Lunigiana e viceversa.
(da: Castelli e fortificazioni della provincia di Massa e Carrara - edito a cura della Cassa di risparmio di Carrara. Carrara, 1996)
 
 
 
Gragnana
castello_ct   Gragnana: castello distrutto dell’ex feudo di Malgrate, già dei Marchesi Malaspina di Filattiera.
Il Castello di Gragnana fu dato in subfeudo ad una famiglia di Cattani che presero in titolo di Conti di Gragnano.
Fra i nobili di questo Gragnano il Boccaccio tramandò alla posterità quel Niccolo di Gragnano, o Grigano, di cui era rimasta vedova donna Spina.
(da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)
  Gragnana
 

Essendo adunque Giannotto al serivio di Corrado, avvenne che una figliuola di Corrado il cui nome era Spina, rimasa vedova d’un Niccolò di Grignano, alla casa del padre tornò, la quale, essendo assai bella e piacevole e giovane di poco più di sedici anni, per ventura pose gli occhi addosso Giannotto.

 

Boccaccio
Boccaccio

(da: Decamerone - seconda giornata, novella sesta)
 

castello_ct

  La villa di Gragnana, documentata nel 1118, presenta una planimetria con un reticolo di viari ortogonali, secondo uno schema preordinato in uso per la costruzione dei borghi di fondazione nel XII secolo. Nel punto più alto è ancora individuabile una casa torre, dai caratteri risalenti al secolo XIV.
È un edificio, a pianta quadrilatera, dotato ai piani inferiori di feritoie e con accesso rialzato.
(da: Castelli e fortificazioni della provincia di Massa e Carrara - edito a cura della Cassa di risparmio di Carrara. Carrara, 1996)
 
 
 
Bedizzano
castello_ct   Bedizzano, giace sopra un terreno calcare cavernoso in mezzo a una selva di castagni, alla base dei monti marmorei che di Bedizzano e di Colonnata si appellano. La maggior parte de’ suoi abitanti sono cavatori, segatori, scalpellini o carrettieri di marmi.
È fama che i Romani aprissero i più antichi e più grandiosi scavi dei marmi lunensi in cotesta parte della montagna, il cui vertice porta il nome di Sagro.
  Bedizzano
Infatti la più grandiosa area scavata dall’arte è nelle cave di Bedizzano, al luogo detto i Fanti scritti da un antico bassorilievo scolpito nella parete marmorea, dove si leggono i nomi dei consoli di Roma dall’anno XVI all’anno XXII.
(da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)
 

 



Un villaggio nascente e una rocca cadente

 

Fossola e Moneta

 
castello_ct   Fossola e Moneta: un villaggio nascente e una rocca cadente, quello posto alle falde, questa sulla vetta di un poggio che costituisce l’ultimo sprone meridionale del Monte Sagro.
Fossola è una villata sparsa che si aggruppa e ingrossa a mano a mano che crescono le abitazioni nei contorni del tempio eretto nel principio di questo secolo alla destra del fiumicello Avenza sotto l’invocazione di San Giovanni Battista, titolare dell’antica parrocchia del sovrastante castello di Moneta.
(Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)
 

Carta con Fossola e Moneta

 

castello_ct

  Andando da Carrara al mare in sulla destra a mezzo cammino, è posto il castello di Moneta; sono murate la rocca e la terra ad uso antico, ma con tutto ciò resta assai forte, ed è di cento fuochi all’incirca.
(Alberico I Cybo Malaspina - 1602)
 

Ruderi del castello di Moneta

Persa ogni importanza militare, Moneta lentamente decade: nel 1740 la duchessa Maria Teresa proibisce con Bando la demolizione e l’asportazione di Materiali da Castello; più tardi, l’erezione della nuova chiesa di San Giovanni Battista a Fossola, che sostituisce l’edificio del Borgo collinare, ne sancisce l’abbandono definitivo.
(da: Castelli e fortificazioni della Provincia di Massa-Carrara edito a cura della Cassa di Risparmio di Carrara - 1996)
 

 



 
Bacco … Giove … Ercole  

Fantiscritti

 
Fantiscritti
Ebbe nome di cava di Fantiscritti da un’edicola di tre piccole figure (Giove in mezzo a Bacco ed Ercole) scolpite in una altissima parete verticale di marmo bianco ordinario.
Si dicono Scritti quei Fanti (fanciulli) per essere ivi intorno impressi i nomi di chiari artisti e di altri viaggiatori giunti costà.
(da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti - Firenze 1833-1845)

 



Profeta in patria

mattonella_fiore   … ma se questa diffusione di marmi greggi e lavorati sono per quella città (Carrara) veri elementi, e chiari contrassegni di prosperità, sembra che sotto un opposto aspetto, quello di una vera calamità, debba considerarsi un’altra diffusione, non delle cose, ma delle persone.
Egli senza dubbio è glorioso e proficuo agli individui Carraresi l’esser chiamati perfino in Russia ed in America per eseguire lavori spettanti alle belle arti; ma questa perpetua emigrazione, resasi oggidì più che mai sensibile, impoverisce d’ingegni e di risorse la patria, snerva l’energia dell’arte nei lavoratori, e potrebbe col lasso di tempo ridurre Carrara a non essere più che un semplice luogo di escavazione, e spedizione di rozzi marmi, cioè, come si disse, un mero uffizio di lapidicine, una vera Carraria.

Emanuele Repettl - Carrara 1776 - Firenze 1852

Emanuele Repettl

(da: Sopra l’Alpe Apuana e i Marmi di Carrara di Emanuele Repetti - Firenze 1820)

 


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