| La storia, Il paesaggio, Le tradizioni, La cultura, L'arte |
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(da: Dittamondo di Fazio Degli Uberti - XIV sec)
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… attraversato il fiume Magra
| … attraversato il
fiume Magra, si entra negli stati di Modena. La prima città che
s’incontra è Carrara, città famosa per le sue magnifiche cave di
marmo. Si può ben dire che a Carrara tutto è di marmo, i ponti e il
duomo sono interamente rivestiti di marmo. Come è chiaramente
immaginabile, la città è piena di scultori. Girando per i loro studi,
si possono vedere delle statue bellissime, busti, vasi a forma etrusca
di ogni grandezza, altri mille piccoli oggetti perfettamente lavorati,
persino dei cesti di frutta perfettamente imitata. (da: Voyage en Italie par De La Croix, Tournai, 1855) |
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erede di Luni, colonia romana la cui fortuna era fondata sullo
sfruttamento delle cave, Carrara riceve forse da essa gli attrezzi e i
metodi di lavoro. Ma il modo con cui questa tradizione tecnica viene
trasmessa rimane oscuro fra il V secolo, periodo durante il quale le
cave romane sembrano abbandonate, e il XII secolo, quando nella
vallata riprende l’escavazione del marmo. Non si sa se dei gruppi di
artigiani qualificati siano stati depositari di questa eredità durante
l’alto medioevo.
(da “Carrara e i maestri del marmo” di Christiane Klapisch-Zuber;
Massa – Palazzo di S. Elisabetta 1973)
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La forza di Carrara sta nella ruota
L’etimologia di questa Carrara
(Carraria) piuttosto che dalla strada Carrareccia sterrata. Sembra cosa più
analoga derivarla dalle sue cave (Carrières dei Francesi) che Carrariae
appellavano gli scrittori dei tempi barbari.
(Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti -
Firenze 1833-1845)
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… Gemellato con …
… Ingolstadt |
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(da: Il gemellaggio in Toscana - Giampiero Pagnini editore. Firenze, 1992)
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Questi uomini dai piedi impietrati |
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| Queste uomini dai piedi impietrati che scoscendono sul precipitar dei ravaneti, che in tutte le membra hanno la pesantezza del marmo statuario, coi volti scheggiati, la fronte scabra come una rupe, con gli occhi duri come selci di fiume, i baffi arsiti e le ciglia aperte come aquilotto che si levi, stupirono il viandante. Le strade erano martellate dai passi cadenzati di questo esercito silenzioso che assaliva la montagna. |
| Rupi nere, cuspidi arcigne di
cattedrali misteriose al cui vertice nereggiavano delle croci sghimbesce,
s’alzavano contro montagne ciclopiche squartate, dalle cui viscere
precipitava una sassasia con rombo di cataclisma. In quelle fiancate lapidee
gli uomini s’annientavano come talpe da sceggioni penduti. Pendevano a
grappoli accappiati a un canapo e davano a una palamina piedi e voci di
acciaio. (da: Ritorno alla patria di Lorenzo Viani – Edizioni Alpes-Milano, 1929) |
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Lorenzo Viani |
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Come una preghiera propiziatrice per l’impresa
| Al primo aspetto, io fui
colpito dall’apparenza triste delle sue case, racchiuse in una stretta valle
ai piedi di quelle montagne, che sembrano soffocarle; non tardai però a
vincere questa impressione melanconica dinanzi alla ricchezza dei materiali,
che si offrono, da ogni lato, agli sguardi. Come quel re della favola, il cui contatto cambiava tutto in oro, io credeva di trasformare in marmo tutto ciò, che rimirava. Le mura, le porte, le finestre, i balconi, i gradini, tutto riluce sotto lo splendore di quella incomparabile materia, in tutto si riscontra la cura delle costruzioni, che è per se stessa un’arte, si direbbe una città tutta di palazzi. Io non sono fino a qual punto gli operai siano stati ispirati dalla bellezza della pietra, che lavorano; intanto sono certo impegnati a lavorar meglio; dei semplici scalpellini sono dei scultori e sul marmo, a guisa di abbozzo, danno vita a dei piccoli bassorilievi, pieni di espressione, in modo che le case più modeste hanno colonne, sculture, come delle case principesche. Le cave sono distribuite tra piccoli opifici, che si stabiliscono sulla vena migliore da esplorare e che si compone di 4 o 5 operai, che lavorano all’aria libera; quando si comincia uno scavo vi è l’uso di scolpire all’ingresso un bassorilievo commemorativo, una crocifissione, per esempio, che resta incisa sulle prime rocce tagliate come una preghiere propiziatrice dell’impresa. |
(da: Lettres sur la Toscana en 1400 di Giorgio Rohault De Fleury - Paris, 1874)
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| Giuseppe Viner |
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1875 - 1925 |
| Lavori in cava - olio 1922 |
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Cavatori al lavoro - olio 1922 |
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La cava - olio |
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Ombre e parvenze di ombre … |
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Guglielmo Vita |
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(da: Dolce Versilia di Guglielmo Vita - Rinascimento del libro. Firenze, 1932)
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Piazza Alberica
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Probabilmente,
dopo il Duomo, l’angolo più suggestivo, ammirato e vissuto è piazza
Alberica, un’intuizione spaziale allungata nel rimando speculare delle
facciate ininterrotte degli edifici. In questa magnifica scenografia rettangolare, chiusa da quinte compatte e testimone dell’antica aristocrazia carrarese, si è svolta gran parte della vita pubblica nelle sue manifestazioni sociali, politiche e sindacali. |
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| Oggi questa cornice di prospettive, di lapidi, di balconi, di portali e di fastigi, che circondano con il bellissimo Palazzo delle Logge la statua della duchessa Maria Beatrice d’Este, sotto cui “canta l’acqua la sua rauca canzone” di dannunziana memoria, fa da sfondo alla corposa vitalità del mercato settimanale. |
![]() Pucciarelli Mario |
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(da: Massa-Carrara di Mario Pucciarelli edito a cura della Cassa di Risparmio di Carrara-1984)
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I carraresi
… I carraresi, hanno avuto il
felice talento dell’imitazione. Si vedono con sorpresa i fanciulli trattare il
maglio e lo scalpello, e far uscire dal marmo le figure degli uomini e degli
dei. Tutto è vita e moto in questo paese. Qua si vede una folla d’uomini
coraggiosi inerpicarsi e star sospesi sui greppi delle biancheggianti montagne
per scavare nelle loro recondite profondità le miniere dei marmi. Là sono
occupati a regolare la caduta dei massi. Questi a forza di leve trasportano
lungo il piccolo Carrione immensi moli di bianchissimo e lucidissimo marmo.
Quelli ne distribuiscono i pezzi alle differenti officine, ove gli artisti ne
fanno nascere i prodigi del genio.
(dal discorso tenuto il 25
marzo 1802 all’Accademia da Giacomo Ortalli, commissario del governo per il
dipartimento delle Alpi Apuane)
Un
sagace osservatore del cuore umano assomigliava l’indole dei Carraresi alla
struttura fisica del bel marmo in mezzo al quale sono nati: i cui massi sono
suscettibili di prestarsi alle più delicate forme e di cedere facilmente allo
scalpello del pratico artista che sa lavorarli per il loro verso; mentre
riescono essi altrettanto renitenti sotto i colpi mal diretti.
(Da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti -
Firenze 1833-1845)
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Michelangelo e Carrara
“A Charrara non voglio
andare io, perché non posso, e non posso mandar nessuno che sia el bisognio,
perché se e’ non sono pazi e’ son traditori e tristi …”
(Michelangelo da Roma al fratello Buonarroto, 28 luglio 1515)
“Mentre Michelangelo era a
Carrara e che e’ faceva cavar marmi, non meno per la sepoltura di Giulio
(Papa Giulio II, ndr) che per la facciata (di San Lorenzo in Firenze, ndr),
pensando pur di finirla, gli fu scritto che avendo inteso Papa Leone che
nelle montagne di Pietrasanta a Serravezza nel dominio fiorentino, nella
altezza del più alto monte chiamato Altissimo (vedi Forte dei Marmi), erano
marmi della medesima bontà e bellezza che quelli di Carrara, e già lo sapeva
Michelangelo, ma pareva che non ci volesse attendere per essere amico del
Marchese Alberigo signore di Carrara, e per fargli beneficio volessi più
tosto cavare de’ Carraresi che di quelli di Serravezza” |
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“Oh maledetto mille volte
el dì e l’ora che io mi partì da Carrara! Quest’è la cagione della mia
rovina; ma io vi ritornerò presto, e monterò subito a cavallo e anderò a
trovare el Cardinale de’ Medici e el Papa e dirò loro el fatto mio e qui
lascierò l’impresa e ritorneromi a Carrara, che ne sono pregato come si
prega Cristo”
(Michelangelo da Pietrasanta al fratello Buinarroto, 18 aprile 1518)
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Sono Carrarese
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Sono
carrarese, a sette anni rimasi orfano di mio padre. Dopo quell’epoca
cominciarono le tribolazioni e la miseria. La mia fanciullezza e
l’adolescenza furono assai tristi per me. A undici anni entrai
all’Accademia, e nelle ore libere lavoravo per sostenere mia madre e me. Terminati i sette anni di Accademia, vinsi il Pensionato che mi permise di recarmi a Roma. Dopo pochi mesi che ero in quella città vinsi i concorsi Albacini e Stanzani poi vinsi il Pensionato Artistico Nazionale.
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Il laboratorio Nicoli
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Le Alpi marmoree …
Il forestiero che, percorrendo la linea Genova-Roma, sente ad Avenza gridare il nome di Carrara, si affaccia al finestrino per guardare ...

... e vede, a pochi chilometri, ergersi, nella sua trionfale maestà, il gruppo centrale delle Alpi Apuane al cospetto del mare Tirreno; vede le Alpi marmoree, sulle quali il Monte Sagro sorge e sovrasta.
(da: Le cento città d’Italia illustrate – Carrara, Milano, 1927)
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