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È uno scalo

Forte dei Marmi alla Marina di Pietrasanta – È uno scalo munito di un fortino e di guardie, appellato dei Marmi, perché si caricano costà i marmi provenienti dalle cave di Seravezza e di Stazzema nel Pietrasantino.
(Da: Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti – Firenze 1833-1845)

 



 

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  Il Forte  

Guglielmo Vita

Guglielmo Vita

 
 
O cara piazzetta del Forte dei Marmi!
Il Forte di Leopoldo I, riaggiustato in parte ad abitazione civile, vi fioriva in un color di rosa da pasticciere, coronato di platani, e presso vi era una fontana.
Una giovane snella si pone sul capo la colma mezzina di rame e se ne va altera e leggera. Due ragazzi si spruzzano e la spruzzano.
 

Guglielmo Vita_quadro FdM

 
Si lasciano i platani comunali, chiazzati e sbucciati, si gode il barbaglio del sole sui marmi del piazzale e sul mare che d’improvviso appare, mi chiedo se il ponte caricatore che si allunga laggiù tra due dondolanti navicelli, conduca al mare od al cielo, e poi via verso le ville.
Le ville erano allora (inizio ‘900) quasi tutte casette ad un piano, basse tanto da scortecciar il capo entrando: la rena del mare le lambiva da un lato e l’alida pineta sferzata dai venti tentava invano dall’altra una stanca carezza.
 
In qua in là tra la rena ardente cominciavano a spuntare le prime ville a modo.
- Li ci sta la signora … mi aiuti a dire, quella che scrive, quella col cane. Là un gran scultore di Allemagna, un omone, lo conoscerà anche lei. In pineta la vedova di quel pittore di Firenze, ma era tedesco e viveva a Fiesole. E laggiù? Lo vede un tetto tra il verde? Ci sta una principessa, che va in mare nuda al chiar di luna e con lei (si chinò dall’alto del suo tronicello e disse piano, benché non vi fosse anima viva) e con lei va l’arcangelo Gabriele. -
Finsi meraviglia grande.
 

(da: Dolce Versilia di Guglielmo Vita - Rinascimento del libro. Firenze, 1932)

 



 

Forte dei Marmi 1900

carro mucche 1900

 

Forte dei Marmi 1900 liberty

 



 

Forte dei Marmi 2000

spiaggia 2000

  Forte dei Marmi 2000 "in"

 



La ricchezza viene dall’Altissimo

Monte altissimo

  Il Gran Duca Pietro Leopoldo fece costruire alla marina di Pietra-Santa questo Forte nell’anno 1782, lo munì di artiglieria di grosso calibro, e lo provvide di una guarnigione militare con un tenente castellano sotto la dipendenza del Comandante di Pietra-Santa.
A prescindenza dell’accasermamento per uso dell’uffiziale della guarnigione a quel Forte, e di un magazzino per il ferraccio, e dell’ Oratorio di S. Ermete eretto per la milizia dei due fortini, non esisteva prima del 1821 nessuna casa, né ferma dimora di persona, tranne una capanna ad uso di taberna dello Zari detta del barracchino per la refezione di quei pochi facchini che colà accorrevano per lo scarico del ferraccio della R. Magona (proveniente in prevalenza dall’isola d’Elba, n.d.r) e per ricaricare il ferro tirato nelle sette fucine di Rosina e Seravezza, non meno che per provvedere alla caricazione delle tavole e quadri di marmi che fino da antichi tempi si producevano dalle seghe e frulloni della distinta casa Fortini e da quella Tonini.
 
Ma dal 1821 a questa parte, dopo l’ultima intrapresa del Monte Altissimo, che oltre ai prodotti delle sue cave, è servita d’impulso all’apertura di tante altre di bei marmi che i monti Seravezzani racchiudono, è giunto a tale commercio e la spedizione dei marmi in blocchi greggi, in tavole e marmette, che le caricazioni essendone divenute frequenti e numerose, si è ivi fatto luogo al richiamo di molte persone nella classe massime dei facchini, ed attive per altre operazioni, tanto che si vedono ivi stabilite diverse famiglie che vi hanno fabbricate le proprie abitazioni e stabilito il loro fisso soggiorno nel numero di 300 abitanti, che trovano impiego delle proprie braccia e comoda sussistenza nelle operazioni di marineria sopra indicate, alle quali hanno preso mirabilmente la mano. E quello che è più rimarcabile l’essersi formata in codesto punto di littorale una piccola marina mercantile composta ormai di dodici navicelli condotti da uomini del Pietrasantino con bandiera toscana che fanno il cabotaggio tra il Forte dei marmi e Livorno, dal che esclusivamente emerge gran parte di quella prosperità che l’industria e commercio dei marmi ha aperto in quel fortunato sito, il quale serve anche per un punto di riunione ai concittadini di Pietrasanta e di Serravezza che amano sollazzarsi con gradevole passeggiata.
(da: Saggio storico dell’antica e moderna Versilia di Ranieri Barbacciani - Fedeli. Firenze,1845)
 

Navicello: cabotiero italiano
Navicello: cabotiero italiano della Toscana,
destinato soprattutto al trasporto dei marmi di Carrara ai porti del Mediterraneo occidentale,
lungo 18/24 m, utilizzato ancora nel XX secolo

 



Classe 1914

Il bel forte di Leopoldo vigila sui lidi e guarda il mare. Corre l’anno 1914, Forte dei Marmi lascia Pietrasanta e diventa Comune autonomo.

stemma comune Forte dei Marmi

Di cielo, al fortino d’argento, accompagnato in punta dalle lettere MCMXIV.

 



Forte dei Marmi è un ridente paese

Forte dei Marmi è un ridente paese posto sulla riva del mare, e conta già sul suo nascere 1800 abitanti circa.
Ha un piccolo stabilimento balneare e alcune capanne per uso dei bagni. Ha case abbastanza belle e comode, costruite qua e là a guisa di tanti isolotti.
La sua spiaggia è per lo più occupata da marmi e da barche tirate sull’asciutto, perché ivi manca veramente uno scalo regolare.
Resta a settentrione di Viareggio, da cui dista 10 chilometri, seguendo il lido del mare; ma volendo andarvi comodamente in carrozza dalla via di Pietrasanta, vi sono oltre 15 chilometri. Chi poi vi si recasse per treno, dovrebbe scendere a Querceta, detta stazione di Serravezza.
(da: Le cento città d’Italia, supplemento mensile illustrato del Secolo. Ottobre, 1897)

 



 
  Sosta con Eugenio Montale
 
 
  Sulla spiaggia
Ora il chiarore si fa più diffuso.
Ancora chiusi gli ultimi ombrelloni.
Poi appare qualcuno che trascina
il suo gommone.
La venditrice d’erbe viene e affonda
sulla rena la sua mole, un groviglio
di vene varicose. E’ un monolito
diroccato dai picchi di Lunigiana.
Quando mi parla resto senza fiato,
le sue parole sono la Verità.
Ma tra poco sarà qui il cafarnao
delle carni, dei gesti e delle barbe.
Tutti i lemuri umani avranno al collo
croci e catene. Quanta religione.
E c’è chi s’era illuso di ripetere
l’exploit di Crusoe!
 

(da: Diario del ’72)

 

Eugenio Montale
Eugenio Montale

 



 

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  Sono arrivati i navicelli  

Guglielmo Vita

Guglielmo Vita

 
 
… Sono arrivati i navicelli: uno è ancorato al ponte caricatore e dondola a festa, due altri attendono al largo e sembrano immobili.
I navicelli riportano mariti e promesse, quattrini e baci: ricaricano marmi e speranze.
Passano i lunghi cortei di bianchi bovi (anco dieci, anco sedici) dondolando al ritmo del passo le lunate corna, spesso inghirlandate di fronde e di fiori per refrigerio e per esultanza.
Dalle segherie, che si trovano lassù, e dai laboratori e dai capannoni, che arrivan fin presso l’abitato, segatori, scalpellini, lucidatori gettano uno sguardo al lento carico cigolante.
Giunti al piazzale del Forte, il cigolio si acquieta, il carro sosta.
 

pontile

 
Brune figure di uomini, visi affuocati, larghi cappelli di paglia dorata muovonsi irrequieti sullo scintillio dei piani che han riflessi d’oro e di rosa, s’immergono nelle ombre dei blocchi che bevono l’azzurro del serenissimo cielo.
Altri bovi trascinano i blocchi su carri a rotaia, sino all’estremo del ponte. E di qui con grù o, sul dorso passano giù nella stiva del navicello.
Ristò fra loro, mi accolgono con sguardi indulgenti, ammiccano benevoli.
Dall’estremo del ponte si vede la Versilia distendere la ghirlanda dei suoi fiori marmorei, tutto il vezzo delle sue gemme.
 

veliero

 

(da: Dolce Versilia di Guglielmo Vita - Rinascimento del libro. Firenze, 1932)

 



Il Santo protettore di Forte dei Marmi

Sant’Ermete un tempo egli era uno dei più celebri Martiri di Roma; ma è stato un Santo sfortunato, non perché sia precaria la sua beatitudine in Cielo, ma perché è quasi svanita, per noi, la sua figura di cittadino del mondo e della storia.
Si sa per esempio, che i pellegrini dell’Alto Medioevo facevano tappa obbligatoria, nelle loro visite a Roma, sulla sepoltura di Sant’Ermete, che si trovava nelle catacombe di Bassilla, lungo la via Appia. Si sa anche che i Papi Pelagio e Adriano, a distanza di due secoli l’uno dall’altro, ingrandirono e abbellirono la basilica sotterranea a lui dedicata
Oltre che a Roma, egli ebbe chiese, oggi scomparse, ad Anzio e a Spoleto, dove il Papa Gregorio Magno inviò le sue reliquie. Quattro monasteri, che oggi non esistono più, ne ripetevano il nome in diverse regioni dell’Italia e delle isole.
È stato tramandato che fosse un ricco personaggio romano, un ex-schiavo che aveva fatto una fortunata carriera. Sarebbe stato convertito dal Papa Alessandro I, che proprio per questo venne incolpato di magia nera.
Arrestato e torturato, Papa Alessandro venne ucciso, con Evenzio e Teodulo, nell’anno 119, sotto Adriano Imperatore. Poco dopo, in quello stesso anno, sarebbe stato martirizzato anche Sant’Ermete.
(da: Nuovi santi del giorno di Piero Bargellini- Vallecchi Editore. Firenze, 1960)

Attorno al 1600, in località Carrana (primo nucleo abitato nella piana fra Querceta e Forte dei Marmi) per iniziativa di alcuni abitanti nasce una Confraternita religiosa devota al culto di Sant’Ermete, in onore del quale viene costruito un piccolo oratorio

D. O. M.
SPIRATI DAL DIVINO SPIRIT
COSCIA DI CLAUDIO, COSCIO DI SERAVEZZA
PIERO DI ANTONIO DI PELLEGRINO, STEFANO
DI IACOPO DI PELLEGRINO, CECCHO MARIA
ET FREDIANO DI IACOPO DI BALDESARI
DI MARINA, PER MEZZO DI ELEMOSINE
PROPRIE ET ALTRE CON LOR DILIGENZA
ACQUISTATE FONDARONO E TIRORN AVANTI
L’ORATORIO IN HONORE DI DIO, DELLA
SANTISSIMA VERGINE MARIA ET
SS APOSTOLI IACOPO ET FILIPPO ET
S. HERMETE MARTINE DI MARINA
L’ANNO DEL SIGNORE 1605

 
     
 

(lapide murata sulla facciata dell’oratorio dedicato a Sant’ Ermete)

(da: La bibbia di Forte dei Marmi di G. Giannelli - Versilia oggi editore. 1970)

Nel 1777 per iniziativa dell’arciprete di Vallecchia l’oratorio viene spostato nella zona dell’attuale Forte dei Marmi che nel frattempo era andata popolandosi.

D. O. M. DEIPARAE VIRGINI
SINE LABE CONCEPTAE
SS. RAUNERO ET HERMETI
P. C. PETRI LEOPOLDI
M. HET. D.
RELIGIONI MUNIFICIENTIA PRAESIDIO
A FUNDAM SACELLUM HOC EREXIT
FRAN. M. POLINI ARCHIP. VALLECCHIAE
A.S. MDCCLXXVII

 
     
 

(Lapide leggibile a fianco del Magazzino della Magona sulla strada che dal Forte porta a Querceta)

(da: La bibbia di Forte dei Marmi di G. Giannelli - Versilia oggi editore. 1970)

 



 

Forte dei Marmi 1930

  veduta 1930
 
Il paese è attraversato a ponente dalla carrozzabile proveniente da Marina di Massa (viale Mazzini) che dalla grande piazza Marconi, centrale, magnificamente alberata, si continua a levante con quella che conduce a Viareggio (viale Ammiraglio Morin) sede del tram elettrico; i due viali sono asfaltati e d’accurata manutenzione.
 
L’abitato è distribuito lungo ampie strade e viali intersecantesi ad angolo retto: la parte centrale di esso, per circa un Km, è fronteggiata dal lato del mare dal grandioso viale Savoia largo 45 metri, diviso da lunghe aiuole fiorite ed alberate in due settori, l’uno verso la spiaggia per i pedoni, l’altro per i ruotabili. Nel suo insieme il paese presenta un aspetto elegante e pulito, grazie anche agli ottimi servizi comunali.
(da: Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia – Touring Club Italiano. Milano 1932)
  tram elettrico

 



 
Il quarto platano foglia di platano   foglia di platano  

foglia di platano

  foglia di platano

Il punto d’incontro degli artisti che frequentavano la spiaggia di Forte dei Marmi, fu in un primo momento il Caffè Fissi (oggi: Caffè Principe). Quando non andavano a casa di (Arturo) Dazzi, gli amici che si vedevano nel tardo pomeriggio ai tavoli del “Fissi” erano Enrico Pea e Carlo Carrà, Ardengo Soffici e Lorenzo Viani. La loro presenza a quel caffè sollevò molte curiosità a punto che cominciarono a frequentarlo persone troppo sofisticate. Fu così che Carlo Carrà e sua moglie, il Pea e tutti gli altri, si spostarono sull’altra sponda e si piazzarono nascosti dalle fronde del quarto platano del Caffè Roma, dalla Pia e Sandro Balderi. Il famoso “Quarto platano”, sorse così.
(da: La Bibbia di Forte dei Marmi di Giorgio Giannelli - Edizioni Versilia Oggi, 1970)

 



 
Gite agrarie …   cavolo
 
 

La Torre detta dei Marmi

 
 
Due cose richiamano l’attenzione: la conquista sensibile che va sempre facendo la nostra costa sul mare per effetto della torba che le acque correnti trasportano, e che non sono tutte trattenute dalle colmate che naturali o artificiali si fanno negli stagni e nelle pianure della pianura; le vaste case che sorgono in grazia del bonificamento dell’aria e per effetto del commercio accresciuto, sia lungo il litorale, sia nella direzione delle vie principali; e basti per tutte citare il gruppo considerevole di esse che già si è formato e di continuo si accresce presso la Torre dei marmi, ove è lo scalo di Serravezza.

Ivi giungono i marmi lavorati e greggi, e si pongono a bordo di navi che facilmente si tirano a secco; navi che nel maggior numero appartengono ai paesani, che dal cimentarsi come cavatori sui pinnacoli dell’ Appennino sono divenuti marinai espertissimi, da che quest’altra via di guadagno si è loro aperta dinanzi.

 

(da: Giornale agrario toscano, VIII, 1834 C. Ridolfi)

 



Torre di Venere …

 

Torre di Venere (Forte dei Marmi), dove però e inutile guardarsi intorno in cerca della torre cui va debitrice del suo nome) come località di villeggiatura è una propaggine della grande e vicina stazione balneare (di Viareggio - nel testo Portoclemente) e per alcuni anni fu un idillio per pochi, rifugio di amici dell’elemento non contagiato. Ma come succede di solito a posti simili, la pace da un pezzo s’è dovuta spostare un poco avanti, lungo la costa, verso Marina Petriera (Marina di Massa) e Dio sa dove …

 

Thomas Mann

Thomas Mann

 
Torre è stata beneficata di un Gran Hotel; numerose pensioni, di lusso e modeste, sono sorte; i proprietari e affittuari di ville e di pinete sul mare non sono più indisturbati sulla spiaggia: in luglio, in agosto, il quadro non si presenta per nulla dissimile da quello di Portoclemente: un brulichio di bagnati che strillano, si leticano, esultano, cui un sole ardente da impazzire stacca la pelle da dosso, barche dal fondo piatto, dai colori stridenti, con a bordo ragazzi i cui nomi sonori, gridati da madri in vedetta, riempiono l’atmosfera di rauca apprensione, oscillano sull’azzurro smagliante; i venditori di ostriche, bibite, fiori, coralli e cornetti al burro, camminando sulle membra di chi è sdraiato, offrono la loro merce, anch’essi con la voce aperta e velata del meridionale …  

liberty

 

(da: Mario e il Mago di Thomas Mann - T. Mann, soggiornò a Forte dei Marmi nel periodo agosto-settembre 1926)

 


 

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